Quando abbiamo la necessità di migliorare le nostre performance o dei nostri collaboratori, cosa tendiamo a fare?

Generalmente ci focalizziamo sulle azioni intraprese: ossia cerchiamo di correggerle o modificarle, pensando in questo modo di raggiungere più efficacemente gli obiettivi prestabiliti. Concentrarsi sulle nostre o altrui azioni per cambiarle non è purtroppo la strada consigliata: in quanto produce un cambiamento “meccanico”, di conseguenza momentaneo. Probabilmente alla prossima situazione simile la difficoltà si ripresenta.

PERCHE’ E’ SCONSIGLIATO FOCALIZZARSI SULLE AZIONI

Se cerchiamo di intervenire sulle azioni, con l’obiettivo di aumentare e migliorare le performance, il risultato che otterremo, sarà un cambiamento che ha basi su il giudizio ed il controllo e non duraturo.  Ossia se diciamo “cosa dovresti o non dovresti fare” e correggiamo la prestazione, immediatamente nella mente di chi “subisce” accendo processi di difesa, valutazione, giudizio, paragoni che sono dannosi e limitanti per le performance stesse. Di conseguenza ottengo l’effetto contrario, invece di incrementare riduco i risultati, l’incremento sarà solo per un brevissimo periodo.

COSA FARE ALLORA?

La strada da intraprendere è quella dell’ascolto: ossia fermarsi e porre l’attenzione non sull’azione errata, bensì sull’idea che ha generato quello specifico comportamento. Approfondire l’idea che induce ad una determinata azione è sicuramente impegnativo e richiede volontà, responsabilità verso se stessi, la propria squadra, il progetto in sè.

E’ fondamentale conoscere il punto di vista, le credenze che sono alla base di uno specifico comportamento, è su queste che è opportuno intervenire affinchè il cambiamento sia proficuo e saldo.

A volte le nostre idee, le nostre convinzioni, possono essere frutto di fraintendimenti non chiariti, oppure di idee “scaricate” automaticamente dal passato. Crediamo nella loro validità in quanto precedentemente hanno prodotto risultati. Tutto ciò ci rassicura e tranquillizza, niente stress, senza però domandarci se ancor oggi  le stesse procedure sono efficaci e in linea con le nuove esigenze.

E’ superfluo affermare che un’azione è conseguenziale ad una idea, come dire è l’idea stessa che si concretizza.

Se ci prendiamo del tempo per “indagare” sull‘idea che ha prodotto quella specifica azione, a quello scarso risultato, senza giudizio su ciò che sentiamo e che ci viene raccontato, creiamo sicuramente un ambiente del cambiamento che porta ad una nuova consapevolezza, una nuova motivazione, e maggior coinvolgimento.

Così facendo non c’è solo il giudizio negativo su quanto è stato fatto di sbagliato, nè dico cosa fare la prossima volta, ma c’è “solo” il desiderio di conoscere la motivazione che ha portato a quel comportamento, diffondendo in questo modo responsabilità e coinvolgimento. Non creo nessuna reazione negativa,emotiva interna in chi subisce il fatto.

Se vogliamo modificare le nostre azioni, comportamenti, prima dobbiamo intervenire sulle idee, convinzioni che li hanno generati.

La difficoltà è proprio qui: lasciar andare ciò che non funziona più per fare spazio e lasciar entrare il nuovo, un nuovo mindset.

In questa fase è opportuno spiegare, argomentare esaurientemente il motivo per cui è fondamentale cambiare. L’apprendimento è parte integrante della crescita, in questo caso parliamo di crescita professionale. Raggiungiamo la consapevolezza che ciò che ha funzionato ieri, oggi non è più valido.

“Tratta le persone come sono ed esse lo resteranno, trattale come dovrebbero essere ed esse lo diventeranno” (Goethe)