Alla base dei conflitti ci sono sempre delle divergenze, divergenze di idee, opinioni, punti di vista, che se non ben gestite ed accettate dalle parti coinvolte possono essere vissute come limitazioni alla propria vita personale e di conseguenza trasformarsi in conflitti.

Si tende ad avere timore dei conflitti, gli si attribuisce una collocazione negativa, complice anche l’etimologia del termine stesso, latina che significa urto, combattere, guerra.

Timore dei conflitti

Quando in un ambiente lavorativo si verifica una situazione di conflitto, la maggior parte delle volte ne abbiamo timore, pensiamo che possa minare il clima positivo che magari con tanta fatica abbiamo cercato di creare.

Come conseguenza, sia che ne siamo direttamente coinvolti oppure no, proprio per timore tendiamo ad ignorare i segnali “spia”, peggiorando in questo modo la situazione critica.
Il conflitto non si autorisolve con il passare del tempo, oppure facendo finta di nulla, piuttosto subisce un’escalation che nel tempo manifesterà segnali ben più gravi di quelli iniziali.

Atteggiamenti estremi

Semplificando molto si possono assumere due atteggiamenti estremi di fronte ad un conflitto: uno di fuga e l’altro polemico.

L’atteggiamento di fuga è quando per timore di non riuscire a gestirlo correttamente, oppure per paura del giudizio altrui, si reprimono i sentimenti e ci si chiude in se stessi.
L’altro atteggiamento estremo è adottare un comportamento polemico, agressivo. Qui il timore è di essere giudicato troppo arrendevole, insicuro, perciò si assume un atteggiamento agressivo, come dire si gioca d’attacco.

Essere consapevoli di questi timori porta ad un terzo atteggiamento, quello assertivo. Il primo passo è lavorare su se stessi, il primo passo spetta a noi che siamo direttamente coinvolti adottare strategie win-win di soluzione dei problemi.

Aspetti inconsci

Eric Berne, è stato uno psicologo canadese, autore della teoria transazionale, questa teoria riconosce che gli aspetti inconsci degli individui possono influire in modo determinante nella comunicazione con gli altri. In sostanza l’analisi transazionale studia le dinamiche conflittuali che da queste hanno origine. Il conflitto diventa uno scambio di colpi tra gli aspetti inconsci e distruttivi delle personalità dei contendenti.

Rischi e opportunità.

I conflitti hanno un doppio volto: possono rappresentare allo stesso tempo rischi e opportunità.
Rischi se la paura ci fa subire la situazione di conflitto e ne siamo governati.
L’opportunità è ciò che dovremmo vedere dietro al conflitto stesso. Opportunità di crescita, sia personale che di squadra ed imparare a gestirlo in modo costruttivo, con un confronto rispettoso, con assertività. Il conflitto può diventare così occasione di arricchimento e miglioramento.

Responsabilità

La maggior parte delle persone considerano le tensioni e i conflitti come degli incidenti di cui non hanno colpa, in sostanza non si sentono pienamente responsabili del proprio comportamento. Si tende a mettersi sulla difensiva quando gli altri segnalano tratti del nostro atteggiamento. Dovremmo esaminare i loro feedback con spirito autocritico ed accettarli come sfida, lavorando a piccoli passi su noi stessi.

E’ fondamentale mantenere una distanza autocritica altrimenti finiamo per imputare gli errori e i difetti che non ci piacciono della nostra personalità all’ambiente che ci circonda, trasferendoli sulle altre persone con un meccanismo di proiezione. Nel contempo attribuiamo a noi stessi gli aspetti positivi dell’agire di altre persone.

Dovremmo sviluppare la capacità di osservare e riconoscere con autocritica i propri pensieri, senza ricadere nella giustificazione o nelle proiezioni.

Ecco che se ben gestito il conflitto ed accettato come paradigma di relazione, condotto con autocritica, responsabilità, empatia ed intelligenza, il conflitto diventa occasione di arricchimento e miglioramento delle parti coinvolte e dell’organizzazione nel suo insieme.